Pagine

domenica 14 dicembre 2014

Il Sale, un romanzo per gli amanti del genere introspettivo-psicanalitico

Il Sale di Jean- Baptiste Del Amo (Neo edizioni, pagine 272 euro, 16.00) è un romanzo che piacerà agli appassionati del genere introspettivo-psicanalitico.

L’invito a cena che Louise rivolge ai suoi tre figli Fanny, Albin e Jones, ormai adulti e lontani dalla casa paterna, diventa un’occasione per ognuno di loro di ripercorrere le loro vite, in qualche modo segnate da episodi accaduti dutante l’infanzia e l’adolescenza.

Un viaggio a ritroso nelle memorie individuali che in alcuni casi travalica le generazioni, alla ricerca di una motivazione, di una causa, una colpa o di un evento che ha forgiato un certo temperamento e causato un determinato destino. leggi tutto

giovedì 25 settembre 2014

“Distanze - Storie di separazione e di esilio nel Sudafrica di ieri e di oggi”,

In “Distanze - Storie di separazione e di esilio nel Sudafrica di ieri e di oggi”, Giuseppe De Mola ci racconta venticinque storie che hanno per protagonisti persone che per qualche motivo materiale o morale sono più distanti degli altri dalla società in cui vivono. Spesso sono le vittime di fatti drammatici di cui si è occupata la stampa. Ma non è una cronaca tout court quella che ci viene proposta in questo libro: l’autore vuole narrarci queste vicende cercando di indovinare il punto di vista privato degli attori delle storie.
Storie a dir poco drammatiche, che seppur raccontate da un punto di vista soggettivo ci mostrano un Sudafrica che nonostante abbia superato i tempi bui dell’Apartheid ha ancora bisogno di risolvere i problemi di sfruttamento, violenza e sofferenza. Un Sudafrica dove anche il Partito che tanto ha fatto per liberare il paese dallo sfruttamento e dalla tirannia dei bianchi non è immune a fenomeni di corruzione, come si evince dall’episodio che vede protagonista Jimmy Mohlala, ucciso davanti alla sua abitazione nel 2010 per aver denunciato la corruzione nella gara d’appalto per la costruzione dello stadio di Mbombela in occasione dei mondiali di calcio. leggi tutto

giovedì 10 luglio 2014

Da oggi nelle sale La madre. Libri & Conflitti recensisce il capolavoro della Deledda pubblicato da Nova Delphi Libri

Libri & Conflitti. Oggi, per il cinema italiano esce La madre, di Angelo Maresca. Per l'occasione riproponiamo il romanzo di Grazia Deledda edito da Nova Delphi Libri, uscito nell'ottobre del 2013.

Con “La Madre”, la casa editrice Nova Delphi ci restituisce un’opera importante del premio Nobel per la Letteratura del 1926 Grazia Deledda.
In questo inedito, Grazia Deledda affronta il tema del celibato dei preti e dello stretto legame tra una madre e suo figlio ed è soprattutto quest’ultima argomentazione che chiarisce la scelta del titolo da parte dell’autrice. La Deledda nel corso di tutta la narrazione indaga da un punto di vista psicologico l’assurda privazione alla quale sono costretti i sacerdoti, di come la rinuncia a trascorrere la propria vita in compagnia della persona che amano pregiudichi la loro felicità e impedisca loro di amare ed essere amati, in nome di una fede e di una virtù che non esiste né nella teoria né tantomeno (fortunatamente, come ci conferma questa storia) nella pratica.leggi tutto

venerdì 20 giugno 2014

La recensione di UNA BELLA BICI CHE VA

Da quando esiste la bicicletta ha sempre avuto una romantica via preferenziale nella letteratura rimanendo protagonista imbattuta – dai suoi successori a motore- nelle pagine dei libri.

Perché è un mezzo che ha una sua personalità, che ti richiede una partecipazione fisica ed emotiva e quindi una complicità che gli altri mezzi di locomozione non meritano. La bicicletta non deve chiedere scusa a nessuno perché è discreta, silenziosa, non inquina. La bicicletta è facile da capire, chiunque può aggiustarla, ognuno è in grado di sollevare la sua, si può portare ovunque e si può lasciare dove si vuole se non si ha il tempo o la voglia di usarla: in cantina, sul terrazzo o vicino al proprio letto. La bici è alla portata di tutti. La bici è Libertà. Ci restituisce consapevolezza, contatto con il mondo, tranquillità, soprattutto in città caotiche dove il trasporto a motore privato - ma ahimè anche pubblico - si è trasformato in una gara a chi è più stronzo. leggi tutto

martedì 17 giugno 2014

La recensione di LA FIGLIA DEL PAPA

Ogni spettacolo, monologo, libro o un qualsiasi testo del Premio Nobel per la Letteratura del 1997 Dario Fo è un'opera che fonde insieme letteratura, musica, pittura e naturalmente la suggestione e la tecnica narrativa del teatro, un evento culturale che lascia un segno nella storia - non solo artistica - mondiale. Così è anche per il suo ultimo libro: "La figlia del Papa", romanzo storico in cui si narra la vita di Lucrezia Borgia, figlia di Papa Rodrigo Borgia e sorella del sanguinario Cesare Borgia, vissuta in uno spaccato di Rinascimento dove l’inganno, il tradimento, la guerra e l’assassinio erano all’ordine del giorno. leggi tutto

martedì 3 giugno 2014

La recensione di Compratevi una bicicletta! Come uscire dalla dipendenza da automobile e cambiare la propria vita

“Compratevi una bicicletta!”, il libro di Federico Del Prete, non è un invito a un utilizzo ludico o sportivo della bicicletta, ma un'esortazione a un uso quotidiano per gli spostamenti di tutti i giorni.
La bici, un modo per ripensare la mobilità e disintossicarsi dall’uso compulsivo dell’automobile.

Non si tratta dell’ennesimo manuale sulle due ruote a pedali, ma di una vera e propria raccolta di argomentazioni per convincere il lettore a una rielaborazione della sua mobilità quotidiana e del suo stile di vita attraverso un uso consapevole della bicicletta: “Lo scopo di questo libro è quello di, una volta arrivati in fondo, farvi entrare di corsa in un negozio per comprare una bicicletta […] Soprattutto il mio obiettivo è di farvela usare”. leggi tutto

domenica 20 aprile 2014

Cent'anni di gratitudine a Gabriel García Márquez.


E’ sempre difficile scrivere qualcosa di sensato quando scompare una persona che ci è cara o che in qualche modo è stata importante per noi, per la nostra formazione, per la nostra vita, soprattutto se questa persona è il più grande innovatore della letteratura moderna: Gabriel García Márquez, affettuosamente chiamato da tutti Gabo, premio Nobel per la letteratura nel 1982 con Cento anni di solitudine.
Ma come  diceva un altro grande della letteratura: “se devi farlo allora fallo…”.
E allora chiunque fa il mestiere di scrivere (o come me ne ha solo la voglia) sente il dovere di non voltare pagina e di scrivere anche un semplice: “Ciao Gabo”, e ci vuole l’incoscienza e la spregiudicatezza che si coltiva solo in tanti anni di cari errori, perché colui che ci ha lasciato questa volta è uno che metteva insieme le parole in maniera magica e misteriosa come nessuno prima di lui; ci ha raccontato la realtà in maniera fantastica e ha reso realtà al fantastico. Leggendo i suoi libri abbiamo finalmente scoperto l’America Latina e l’altra metà del mondo (leggetela in tutti i modi che vi pare) come la terra dove può succedere di tutto e il contrario, tra i miracoli di una storia e una storia per miracolo, che dura Cent’anni come il tempo di una lunga vita e tutto finisce con una vaga sensazione di solitudine e non c’è più la Cronaca di un delitto che non sia annunciato e L’amore è quello ai tempi del colera.
Gabriel García Márquez ha investigato le debolezze e le passioni degli uomini in “L’autunno del patriarca” con un’intelligenza rivelatrice e un ritmo che non lascia fiato alla vita, che non ti permette di distogliere gli occhi, e voglio solo ricordarvi Il finale più bello di tutti i tempi: “il tempo incalcolabile dell’eternità era finalmente terminato”.
Leggendo i suoi libri, le parole sono sempre bagnate da una pioggia perenne e asciugate da un caldo equatoriale. Tenendo in mano quei testi ci si sporca di fango e della sensualità delle donne, si è sempre in buona compagnia anche quando stai da solo. E se la vita è davvero ciò che si ricorda, nella mia c’è indelebilmente un pezzo della tua: “Ciao Gabo”.

mercoledì 26 febbraio 2014

Non è mai troppo tardi, neanche per la RAI

“Non è mai troppo tardi”, fiction in due puntate andate in onda su Rai Uno il 24 e il 25 febbraio 2014 con Claudio Santamaria è uno dei pochi momenti in cui la Rai torna a fare servizio pubblico. Film che si inserisce nel filone delle ricostruzioni storiche, non sempre riuscite, della vita di personaggi che hanno lasciato un segno nella recente storia d’Italia. Questa volta la rete ammiraglia di Viale Mazzini lo fa ricordando la figura di Alberto Manzi, maestro e pedagogo, che sullo stesso canale faceva un programma, dal titolo “Non è mai troppo tardi” (appunto) che si prefiggeva il compito di insegnare a leggere e a scrivere a quelle persone che non avevano più l’età per andare a scuola. Il programma era sostenuto dal Ministero della Pubblica Istruzione. Mi sembra una buona occasione per la Rai per ricordarsi e ricordarci di quella che è la sua missione originaria, cioè quella di fare trasmissioni (prodotti direbbero adesso) di una qualche utilità pubblica e interesse culturale.

La recensione di CRONACHE DA UN MANICOMIO CRIMINALE

Un testo necessario “Cronache da un manicomio criminale”, di Dario Stefano Dell’Aquila e Antonio Esposito (edizioni Dell’Asino, euro 12,00), con prefazione di Assunta Signorelli che racconta le condizioni degli Opg (Ospedale psichiatrico giudiziario) nella prima metà degli anni settanta, proprio mentre si discuteva della legge Basaglia, la numero 180 del 13 maggio 1978.
La narrazione è centrata sulla testimonianza-denuncia (e per la prima volta trascritta in versione integrale), di Aldo Trivini, detenuto dal ’72 al ’74 nell’Opg di Aversa; a conferma e integrazione di questa testimonianza ne sono riportate altre di diversi detenuti dello stesso Opg. - leggi tutto

venerdì 21 febbraio 2014

I compagni e il Prc di Roma ricordano Sante Moretti

C’era la famiglia, i compagni, c’eravamo in tanti, ma era come se ci fossimo tutti, compresi quelli che non sono potuti venire, ieri sera in Via Dancalia 9 alla commemorazione del compagno Sante Moretti, che ci ha lasciati pochi giorni fa. Era come se ci avesse convocati Sante stesso, come faceva lui chiamandoci per telefono uno per uno, ed eravamo lì tutti puntuali, anzi in anticipo, e non accade spesso, eccezion fatta per il segretario Paolo Ferrero che, invitato ad una trasmissione televisiva (ed anche questo non accade spesso), è arrivato con qualche minuto di ritardo: ”Scusate il mio ritardo, ma sono sicuro che Sante mi avrebbe detto di andarci”, ed è proprio cosi, Sante non badava molto alle formalità, per lui l’importante era il risultato, prima di tutto veniva la causa della collettività. leggi tutto

lunedì 17 febbraio 2014

Woody Allen e la crisi economica

Nel suo ultimo film, Blue Jasmine , Woody Allen affronta il tema della crisi economica. Le due grandi categorie sociali, in eterna lotta tra di loro,i ricchi e i poveri, sono rappresentate da due sorelle entrambe adottate: Jasmine e Ginger. La prima ha sposato un ricco uomo d’affari, Hal  e vive a Park Avenue (New York) e l’altra fa la commessa in un supermercato di San Francisco; Ginger: “è andata così perché lei ha i geni giusti” ironizza l’autore.
La dimensione famigliare in cui si svolge la scena, permette al regista di analizzare con maggiore profondità i diversi aspetti psicologici derivanti dall’arrivo di inaspettate difficoltà.

giovedì 13 febbraio 2014

La recensione di IN FUGA DAL SENATO

In fuga dal senato (chiarelettere, pagine 310, euro 13,90), l’ultimo lavoro e l’ultima testimonianza di Franca Rame.
“Il più misero fra gli uomini è quello che manca di conoscenza”, questo è lo spirito e il titolo del primo paragrafo del prologo. In quelle pagine Franca Rame fa una sintesi delle esperienze che l’hanno formata politicamente, ma anche delle storie di lotte sociali e politiche che hanno portato alla sua elezione con oltre mezzo milione di preferenze a Senatrice della Repubblica.
La Rame riprende con In fuga al senato a raccontarci da dove ci aveva lasciati con “Una vita all’improvvisa” (2009 Editore Guanda), libro autobiografico scritto con Dario Fo. Il prologo sottolinea dunque l’importanza della conoscenza per poter partecipare in maniera consapevole e responsabile alla trasformazione del mondo in cui viviamo.leggi tutto

mercoledì 22 gennaio 2014

Franca Rame, "chi le ha voluto bene saprà ricordarla". Il ricordo di Dario Fo a Roma

Quando Franca Rame ci ha lasciato Dario Fo l’aveva detto: “chi gli ha voluto bene saprà ricordarla” e a noi piace farlo ogni volta che ne avremo l’occasione, per il piacere di ricordarla ma anche per raccontarvi quello che ha significato e quanto abbiamo perso. Perché solo nel suo ricordo, come abbiamo già scritto, potranno risuonare certe corde.

L’occasione c’è stata ieri (19 gennaio 2014 ndr) con il convegno al Teatro Torlonia (Villa Torlonia, appunto, in via Nomentana 70, Roma) “Roma ricorda Franca Rame” organizzato dall’Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica di Roma Capitale, dal Teatro Villa Torlonia, dalla Zètema progetto cultura, dalla sezione comunicazione e spettacolo dei tre Atenei di Roma e naturalmente dall’Archivio Franca Rame Dario Fo.

Capita in un giorno di blocco del traffico e allora scegliamo di andarci in bicicletta, percorriamo una Roma surreale, inconsueta, bella, fa caldo a dispetto del periodo dell’anno, per tutto il giorno è prevista pioggia ma non importa, l’importante è arrivare e nel tragitto ci viene in mente la copertina del libro “IN FUGA DAL SENATO” di Franca Rame - che Dario presenterà con uno spettacolo stasera al Sistina (tutto esaurito già da giorni) - dove si vede Franca, in un dipinto di Fo, su una bicicletta con dei fiori sul portapacchi e nel cestino: è un’immagine che comunica Amore, Passione, Rispetto e Libertà.

 Una maratona di quasi otto ore, dalla mattina alle 10.00 fino alle 17.30, per tentare di ripercorrere il lavoro artistico ma anche il vissuto di una donna straordinaria che ci ha lasciato così tanto, anche grazie alla lungimiranza con cui Franca ha conservato tutto, prima in forma cartacea e poi digitalizzando e rendendolo disponibile online fin dal 1993 all’indirizzo http://www.archivio.francarame.it/ come ci dice Marisa Pizza (Archivio Fo-Rame,Università di Roma “La Sapienza”).

Nei filmati proiettati, Jacopo Fo: ”uno dei primi ricordi che io ho è quello di mia madre, in camerino con questi enormi fogli di cartoncino che si faceva tagliare apposta da una cartiera e incollava tutti gli articoli di giornale ”, Franca Rame: “Dario non conservava niente, io conservavo tutto…”, Dario Fo:”è il luogo dove si ritrovano i testi che io avevo dato perduti.”

Proprio dell’Archivio si è parlato nella prima parte, intervallando, il dibattito tenuto dai docenti delle tre Università romane Marisa Pizza (La Sapienza), Giorgio De Vincenzi (Università Roma Tre), Marina Righetti (La Sapienza), Donatella Gavrilovich (Tor Vergata) con filmati e foto dell’Archivio: “il lavoro di Dario Fo e Franca Rame si presta a essere studiato, perché il loro lavoro è un processo di conoscenza, […]i loro spettacoli attingono al grande bagaglio culturale dei due artisti”, cosi Giorgio De Vincenzi ci spiega il tanto e giusto interesse delle Università. Quindi si è parlato delle origini, di Canzonissima, dei caroselli, del cinema fatto da Franca e anche delle parti rifiutate a Visconti, ad Antonioni, perché la relegavano al ruolo tanto odiato della bellona: “allora Franca metteva la scusa di avere lo strabismo per non fare quelle parti” ci dice  Marisa Pizza, poi è cominciato il teatro di impegno sociale e politico, quello de La Comune, di Soccorso Rosso, di cui si è parlato con Simonetta Crisci (Ass. Donne Diritti e Giustizia), le lotte per i detenuti, per i compagni vittime di una giustizia sommaria:”quando c’era bisogno di portare alla luce il caso di una persona chiamavo Franca e gli dicevo di andare a fargli visita in carcere e Franca era sempre disponibile”, di Femminismo con Francesca Koch (Casa Internazionale delle Donne): “Franca diceva parole nuove, che mai si erano udite da una donna… in Tutta casa,letto e chiesa usava il comico per far arrivare la tragedia della condizione della donna”, ”lo stupro di Franca, che poi è diventato un monologo straordinario seppur nella sua drammaticità, è stato uno stupro di stato, di un sistema incapace di tollerare tanta libertà”. In chiusura della prima parte Mirella Schino (Roma Tre) ci ha presentato l’intervista di Franca con Eugenio Barba, che pur proveniente da un teatro molto diverso, un teatro studiato in maniera ossessiva che non lascia nulla all’improvvisazione, è sempre stato affascinato dal lavoro artistico della Rame nel quale l’improvvisazione è parte importante del suo modo di recitare.

E di tanto ancora si è trattato, ma raccontarvi  tutto sarebbe impossibile vista la quantità di un lavoro che trasborda da una intera esistenza, ci scuserete la sommarietà con cui saltiamo da un argomento all'altro.

Nell’intervallo è stato proiettato “Sesso? Grazie, tanto per gradire!” di Franca Rame per poi riprendere con la tavola rotonda L’eco internazionale dell’opera Fo-Rame con Aleksandra Jovicevic (La Sapienza), Donato Santeramo (Queen’s University, Kingstom - Canada) che ci ha ricordato di come in America a Dario e Franca siano stati negati più volte i visti, Marietta Chikhladze (Università di Bologna) ci ha raccontato delle messe in scena di “Tutta casa, letto e chiesa” in Georgia e Ucraina con i testi tradotti dalla versione russa dove “Una donna sola” usciva con il titolo “Ti aspetto amore”.

Per proseguire con il ricordo e i racconti degli amici e di chi ha avuto il piacere di stare in scena con Dario e Franca: Renato Carpentieri (il commissario in Morte accidentale di un anarchico) ha ricordato di come Franca abbia aiutato i Centri Universitari Teatrali mettendo a disposizione la sua esperienza e contribuendo anche con somme di denaro importanti, e di quanta importanza abbiano avuto nella stesura drammaturgica le riprese video che di replica in replica Franca visionava per perfezionare il testo, “in ogni paese un rullo (un video ndr) di riprese, c’erano risate negli stessi punti esatti del testo” conferma Giorgio Biavati (Coppia aperta, quasi spalancata), l’attrice Maddalena Crippa ha voluto recitare un brano tratto da “Una vita all’improvvisa” libro autobiografico di Franca Rame.

Delia Gambelli (Letteratura francese all'Università di Roma “La Sapienza”) a chiusura di una bella lettera:”questo è forse il mio ultimo intervento in pubblico e sono contenta che Dario mi abbia invitata, è la giusta conclusione del mio curriculum, sarei contenta se sul mio epitaffio ci fosse scritto solamente  - amica di Franca Rame -

Verso le 16 è arrivato l’attesissimo Dario Fo, accolto da un caloroso applauso.

“Innanzi tutto devo dire che c’è un ritorno incredibile (riverbero d’ambiente ndr), devo dirvelo è il mio mestiere, quando entro in un teatro ho l’abitudine di controllare per prima cosa le luci e come si sente” ha esordito e allora c’è stato il momento dei “ti ricordi?” con gli amici sul palco, dei duetti e canti improvvisati con Giovanna Marini: un momento unico ed emozionante, e piacerebbe anche noi potervelo raccontare cantando e piangendo tanto ci è piaciuto questo convegno.

Dario ha voluto come è sua abitudine da sempre che fosse il pubblico a fargli delle domande, che dopo un breve momento di esitazione ed imbarazzo non si sono fatte attendere, così come le puntuali risposte di Dario: ha parlato della precisione, della matematica, del senso della misura di Franca: “attento a non strafare, un bravo attore non esagera mai, se non nel grottesco, nello scherzo con il pubblico” diceva. Ha risposto ad un ragazzo che gli chiedeva un consiglio per i giovani dicendo che bisogna imparare ad indignarsi, che bisogna conoscere, studiare. E a chi gli chiedeva cosa avrebbe pensato Franca dell’incontro tra Renzi e Berlusconi ha detto che Franca si sarebbe indignata per la mancanza di stile, di dignità, di onestà, per la totale assenza del senso della civiltà e dell’umanità.

Lo stesso Dario ha chiuso l’evento dicendo “vi avevo detto di non avere tanto tempo perché mi attendono in teatro per una prova tecnica, ma poi mi è piaciuto così tanto stare con voi che è passata più di un ora e mezza”.

L’organizzazione dell’evento è stata impeccabile e rigorosa nel rispettare il programma, ci auguriamo che tali convegni ed eventi culturali possano ripetersi in quella meravigliosa cornice che è il Teatro Torlonia.

E se questo nostro ha una qualche, piccolissima ambizione è senz’altro quella di andare ad arricchire, anche se solo di qualche byte, quel grandioso, prezioso e irrinunciabile patrimonio che è l’Archivio Fo Rame.

Carlo D’Andreis

sabato 4 gennaio 2014

Asimov, ovvero il futuro ancora nelle mani degli uomini e non del profitto e della tecnologia

“Asimov aveva previsto che nel 2014...” è questo il tormentone (giusto per giunta) che ci ripetiamo in questi primi giorni dell'anno ma sempre per enunciare alcune delle invenzioni tecnologiche previste da uno dei più grandi scrittori di fantascenza insieme a Clarke e Bradbury, quasi che i cambiamenti nel futuro siano legati esclusivamente a al progresso tecnologico, agli oggetti che riusciremo a creare o solo più semplicemente perché l'informazione a cui ci siamo abituati tende a rimanere in superfice.
Cinquanta anni fa, nel 1964, lo scrittore Isaac Asimov, notissimo per i suoi romanzi fantascientifici, scrisse un pezzo per il New York Times con le sue previsioni per il mondo del 2014. Partendo da quanto visto alla Fiera Mondiale di New York Asimov immaginava televisioni in 3d, città sotterranee e colonie sulla Luna. Alcune di queste idee si sono avverate, altre sono rimaste sogni confinati alla fantascienza.leggi tutto